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Il
sistema nervoso centrale è composto da una rete ordinata di circa
cento miliardi di neuroni ognuno dei quali forma connessioni con almeno
altre 100 cellule, numero che in alcuni casi può però arrivare
fino a mille, Questa intricata rete forma tutti quei circuiti che sono
alla base del nostro comportamento cosciente o riflesso, in altre parole
della nostra capacità di recepire gli stimoli esterni attraverso
gli organi di senso, di muoverci, di reagire a stress ambientali, apprendere
e ricordare e in pratica di costruire una rappresentazione interna del
mondo che corrisponde al nostro io alla nostra individualità. Questi
circuiti dette anche reti neuroniche, sono di una tale complessità
che siamo al di la anche della semplice compressione dei più elementari
circuiti presenti negli animali inferiori. Inoltre, il sistema utilizza
meccanismi di trasmissione delle informazioni estremamente raffinati e
complessi, che conferiscono al sistema nervoso delle proprietà
uniche. Al contrario dei chip normalmente usati anche nei più sofisticati
computer, il SN possiede infatti una peculiarità straordinaria:
può modificare i suoi circuiti in risposta a stimoli ambientali.
Questo è quello che avviene normalmente nel nostro cervello ogni
giorno, quando apprendiamo e memorizziamo una nuova informazione. La proprietà di modificare la funzionalità e l'essenza stessa delle reti neuroniche è dovuta a meccanismi biochimici e fisiologici incredibilmente complessi e diversificati che solo oggi stiamo cominciando a comprendere. Ricapitolando, il nostro cervello funziona grazie a miliardi di elementi che interconnettendosi tra di loro formano migliaia di miliardi di connessioni ognuno delle quali con un peculiare sistema di conduzione dell'informazione. Da quanto detto risulta che per quanti passi avanti abbia fatto la scienza il problema risulta talmente arduo che la sua comprensione rimane ancora lontana. Per assurdo ogni nuova tecnologia che viene utilizzata per lo studio del sistema nervoso se da una parte aiuta a risolvere un piccolo numero di problemi scientifici dall'altra ne cera altri, a volte anche maggiori. Man mano che vengono trovati strumenti di indagine più efficienti e raffinati, scopriamo che il sistema e ancora più complesso di come lo avevamo immaginato. Ad un recente convegno di neuroscienze un congressista esordì nella sua conferma dicendo: "fino a dieci anni fa sapevamo quasi tutto sul funzionamento della visione ora purtroppo quasi nulla". Questo paradosso riassume esattamente quale sia il continuo rincorrersi tra nuove tecnologie e comprensione del sistema. Se il sistema è complesso, molte e di varia natura sono le patologie che lo interessano. Queste patologie interessano vari campi controllati dal sistema nervoso. Un cattivo funzionamento delle reti o dei sistemi di conduzione delle informazioni nella rete possono infatti interessare i processi di apprendimento e memorizzazione, come nelle varie forme di demenza e di ritardo mentale, oppure dei meccanismi di recezione dei vari organi di senso oppure motori come nelle paraplegie o anche i meccanismi di rappresentazione interna dalla realtà, come nelle varie forme psicologiche. L'agghiacciante dato che circa il 40% degli ultraottantenni soffre di qualche forma di demenza (principalmente Alzhaimer e patologie associate) fa si che si possa affermare che la cura delle malattie del SN rappresentino, e ancor più rappresenteranno, l'ultima frontiera della ricerca biomedica. Il giorno non lontano in cui i tumori, malattie autoimmuni, e patologiche cardiocircolatorie saranno sconfitte rimarrà infatti da sconfiggere le malattie che interessano il sistema nervoso. Purtroppo i progressi nelle cure delle patologie nervose non ha, negli ultimi anni, fatto gli stessi passi in avanti fatti da altre discipline biomediche. Se infatti da una parte, le nostre conoscenze su fisiologia, biochimica farmacologia del sistema sono andate avanti, poche o nessuna sono state i farmaci o gli interventi terapeutici utili messi a punto per sconfiggerle. Se si eccettua qualche farmaco utile nella cura di certe epilessie o psicosi possiamo dire che nessun nuovo farmaco sviluppato ha centrato l'obbiettivo di ridurre patologie quali la demenza, il parkinson, le differenti coree, le numerose malattie genetiche legate ad un cattivo sviluppo del sistema nervoso, e quelle di origine traumatica o virale. La domanda che va fatta è ora questa. Dobbiamo arrenderci e pensare che il sistema che vogliamo studiare e curare sia troppo complesso, per lo meno con i nostri mezzi attuali oppure dobbiamo chiedere alla ricerca, nelle sue varie componenti pubbliche o private, di aumentare i propri sforzi per aggiungere l'obbiettivo di scardinare l'ultima frontiera? Il problema non è banale, tutti vorremmo che la patologia che ci interessa, a noi e ai nostri cari, sia quella su cui si concentra lo sforzo di ricercatori e medici ma sappiamo che spesso la ricerca è indirizzata dalle esigenze dei più e del più remunerativo. Molte patologie sono affrontate con sforzi congiunti del pubblico e privato perché forti erano i costi associati a questa patologia - basti pensare al diabete e ai vari tumori - oppure perché esistono gruppi di pressione socialmente e culturalmente molto attivi, come nel caso dell'AIDS. Altri tipi di patologie sembravano invece considerate di serie B, sia perché interessano paesi e situazioni marginali, o considerate tali come nel caso delle malarie e delle altre parassitosi tropicali, sia perché l'investimento preventivato troppo alto rispetto all'attesa dei risultati, come nel caso delle paraplegie. In altre parole si considera il problema di così difficile soluzione che non è "remunerativo" impegnare fondi e risorse. In molti casi si è ovviato a questa scarsa attenzione pubblica/privata, attraverso la fondazione di associazioni le quali raccolgono fondi con varie iniziative e con questi contribuiscono a finanziare ricerche specifiche. Il caso forse più importante è quello di Telethon il quale è stato capace attraverso una attiva compagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica di convogliare una grande quantità di fondi per la ricerca nel campo delle malattie di origine genetica.. Noi crediamo fermamente che la ricerca scientifica sia un mezzo fondamentale per poter raggiungere l'obiettivo di debellare una determinata patologia. Siamo oltretutto coscienti che il sistema principale implementare la ricerca sia nella formazione di nuovi ricercatori e, nel finanziamento di seri progetti di studio. Solo così potremo continuare a sperare che siano trovate delle terapie efficaci contro quelle patologie verso le quali non esiste ancora nessun tipo di trattamento. |